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Franco
BARESI
Franco Baresi
arrivò a Milanello quando aveva soli 14 anni, nell'agosto 1974,
essendo nato a Travagliato (Brescia) l'8 maggio 1960. Dal quel momento
in avanti avrebbe sempre indossato la maglia del Milan, che lo pagò
un milione e mezzo (di 20 mila lire fu il primo stipendio). E con il Diavolo
è cresciuto e ha sofferto, ha vinto e trionfato, in Italia e nel
mondo. Una vita da bandiera, che sventola ancora e che nessuno potrà
mai ammainare. Lanciato in prima squadra da Liedholm a Verona (23 aprile
'78, Verona-Milan 1-2) non ne è più uscito, diventando subito
una colonna. Sulla pagella dei giornali meritò subito lo stesso
voto di Rivera (7), un segno del destino. A 22 anni, il "piscinin"
(come fu ribattezzato quando arrivò al Milan) divenne capitano,
ereditando idealmente il passaggio di consegne dal Golden Boy.
Quello che segue è il suo biglietto da visita. In vent'anni con
la prima squadra ha collezionato 716 partite ufficiali (470 in serie A,
61 in B, 97 in coppa Italia, 50 in coppa Campioni, 19 in coppa Uefa, 6
in Supercoppa europea, 4 nell'Intercontinentale, 3 nella Mitropa cup,
5 nella Supercoppa italiana, 1 nello spareggio Uefa).
Ha vinto 6 scudetti ('78-79, '87-88, '91-92, '92-93, '93-94, '95-96),
3 coppe dei Campioni ('88-89- '89-90, '93-94), 2 Intercontinentali ('89
e ' 90), 3 Supercoppe europee ('89, '90, '94) e 4 italiane ('88, '92,
'93, '94). Ha segnato 12 gol in serie A.
Per 81 volte (31 da capitano) ha indossato la maglia della nazionale,
realizzando un solo gol (a Bari, 20 febbraio '88, Italia-Urss 4-1). Con
l' Italia ha disputato 3 mondiali laureandosi campione del mondo nell'82
in Spagna; nel '94 ha perso in finale con il Brasile ai rigori. Debuttò
il 4 dicembre '82 (Italia-Romania 0-0). Maribor, il 7 settembre '94, ha
celebrato la sua ultima partita (Slovenia-Italia 1-1).
Con Beckenbauer e Scirea è stato il più grande libero della
storia del calcio.
Suo fratello Giuseppe è stato per tanti anni suo rivale con la
maglia dell' Inter. Franco, che ha quattro fratelli (Lucia, Angelo, Beppe,
Emanuela) è sposato con Maura e ha due figli, Edoardo e Gianandrea.
Appese le scarpe al chiodo è diventato vicepresidente del club
di via Turati e responsabile del settore giovanile. E' affiancato, in
questo compito, da due grandi ex del Grande Milan: Angelo Colombo, suo
braccio destro, e Mauro Tassotti, allenatore della Primavera.
La sua maglia numero 6 è già leggenda, essendo stata ritirata
come capita solo ai Michael Jordan della Nba.
La sua partita d'addio (autunno '97) ha radunato una folla oceanica di
sportivi con le lacrime agli occhi (sugli spalti) e vent'anni di Milan
(in campo): la rassegna di tutti i Milan di Baresi dal '78 in su.
Un Louvre di grandi artisti del pallone.*
Marco
VAN BASTEN
"Ho
deciso, smetto di combattere". Con questa lapidaria dichiarazione,
Marco Van Basten diede l'addio al calcio nell'agosto di cinque anni fa
('95). Era la fine del lungo calvario a una caviglia che non è
il caso di ripercorrere, al contrario di una carriera inarrivabile. Con
Gunnar Nordahl è il centravanti più grande che abbia mai
vestito la maglia del Milan. Van Basten firmò per il suo nuovo
club la notte tra il 19 e il 20 novembre '86: costò al Milan 1
miliardo e 750 milioni. Formò, con i connazionali Gullit e Rijkaard,
il leggendario trio olandese, che con Sacchi in panchina, ha vinto tutto
in Italia e nel mondo. Nato a Utrecht (Olanda) il 31 ottobre '64, e cresciuto
nelle giovanili dell' Ajax, debuttò nella serie A olandese nella
stagione '81-82. Era il 3 aprile '82 allo stadio de Meer di Amsterdam,
ed entrò nella ripresa di Ajax-Nijmegen a sostituire un 35enne
affaticato, Johann Cruijff. Van Basten fece capire di che pasta era fatto,
segnando subito un gol.
Dopo sei campionati in Patria fu acquistato dal Milan nel 1987. Anche
in rossonero festeggiò il battesimo con un gol (su rigore, il 13
settembre '87, Pisa-Milan 1-3). Nel suo primo campionato italiano giocò
solo 11 partite segnando 3 gol: i dolori alle caviglie lo tormentavano
già allora. Il secondo lo segnò all'Empoli a San Siro (al
rientro dopo la prima operazione), il terzo al Napoli di Maradona al San
Paolo, nella celebre partita del sorpasso (1° maggio '88). Con la
maglia del Diavolo ha giocato 201 partite e segnato 124 gol (media 0,61).
Cinque reti in una partita è il suo record: risale al 19 dicembre
'90, li segnò contro Malta con la maglia dell'Olanda (risultato
8-0). Tre, invece, le quaterne con il Diavolo: il 6 ottobre '88 in Milan-Vitocha
Sofia 5-2 (coppa Campioni); l'8 novembre '92 in Napoli-Milan 1-5 (campionato);
il 25 novembre '92 in Milan-IFK Goteborg 4-0 (coppa Campioni).
Ha vinto per 3 volte il Pallone d'oro ('88, '89, '92). Prima di lui c'erano
riusciti solo Platini e Cruijff, il suo idolo. Ha conquistato per 6 volte
la classifica dei cannonieri: 4 in Olanda (dall'84 all'87), 2 in Italia
('90 e '92), e la Scarpa d'oro nell'86 in veste di miglior bomber europeo.
Anche a livello di squadra ha vinto tutto. Con il Milan 3 scudetti ('87-88,
'91-92, '92-93), 2 coppe Campioni ('88-89, '89-90), 2 Intercontinentali
('89 e '90), 2 Supercoppe europee ('89, '90). Coi Lancieri dell'Ajax ha
vinto 3 scudetti, 3 coppe d'Olanda e una coppa delle Coppe ('87). Nell'88
con l'Olanda ha vinto l'Europeo. Strepitoso il suo gol in finale con l'Urss.
La sua ultima partita nel Milan risale al 26 maggio '93, finale di coppa
dei Campioni a Monaco di Baviera (Marsiglia-Milan 1-0).
Fu ribattezzato in mille modi: Cigno di Utrecht, Guido Cavalcanti delle
aree di rigore, Sommo poeta, sono quelle che lo hanno accompagnato nella
sua carriera italiana. Grazie di tutto signor Van Basten.
Non sarà facile trovare un altro così..*
Ruud
GULLIT
Cresciuto
calcisticamente nel ruolo di libero si trasformò successivamente
in attaccante, sfruttando l'enorme potenziale atletico e la falcata (correva
i 100 metri in 11'2). A 16 anni venne bocciato a un provino per l'Ajax.
Nel 1987 il presidente Berlusconi riuscì a sottrarlo ad un'agguerrita
concorrenza pagandolo la cifra record di 13 miliardi. Con Van Basten e,
successivamente, Rijkaard, nacque il Milan degli olandesi, dominatore
incontrastato in Italia e nel mondo. Trascinatore sul campo e fuori, vinse
lo scudetto al suo primo anno di Milan. Fu una colonna dell'Olanda ai
campionati europei '88, vincendo il titolo e guadagnandosi il Pallone
d'Oro.
La sua carriera a Milano fu però disseminata anche di insidie:
dal 1989 al '92 subì cinque interventi alle ginocchia. Nel '93
si trasferì alla Sampdoria, ritornò l'anno dopo ma non era
più lo stesso. Fu ceduto nuovamente alla società blucerchiata,
prima di emigrare a Londra, nel Chelsea, dove ha rivestito la carica di
allenatore-giocatore con alterne fortune. Con la maglia rossonera ha vinto
3 scudetti, 2 coppe Campioni, 2 Intercontinentali, 2 Supercoppe europee
e 3 italiane.
Orginario del Suriname (ex Guyana olandese) si è sempre impegnato
contro il razzismo. Storico il suo incontro con il presidente sudafricano
Nelson Mandela cui regalò il pallone d'oro.*
Franklin
RIJKAARD
Franklin
Edmundo Rijkaard è nato ad Amsterdam il 30 settembre 1962, anche
se le sue radici sono in Suriname. Nel '79 arrivò all'Ajax di Leo
Beenhakker, diventandone subito una colonna.
Con Gullit e Van Basten ha formato il trio olandese con cui il Milan,
con Arrigo Sacchi in panchina, ha vinto, e dato spettacolo, in Italia
e nel mondo. Dei tre tulipani era forse quello meno appariscente, ma il
suo contributo fu immenso. Divenne l'uomo delle finali, avendo segnato
moltissimi gol decisivi.
L'Uragano Frank, come fu ribattezzato a Milano, è stato (ed è)
un grande, in campo e fuori. Ha sempre cercato amici tra i più
deboli e i meno fortunati; al Milan legò molto con Filippo Galli.
Anche per questo non impiegò molto a entrare nel cuore dei tifosi.
Al Milan approdò nel luglio dell'88 dopo otto anni di Ajax - con
cui ha conquistato cinque scudetti ('82, '83, '85, '94 e '95), una coppa
delle Coppe ('87) e tre coppe d'Olanda - e una breve parentesi a Saragozza.
Con la maglia del Diavolo ha vinto tutto: due scudetti ('91-92, '92-93),
due coppe Campioni ('88-89, '89-90), due Intercontinentali ('89 e '90),
due Supercoppe europee ('89 e '90) e due italiane ('89, '92). Dopo cinque
stagioni in rossonero fece ritorno all'Ajax.
Ironia della sorte, ha chiuso la carriera nel maggio del '95, pochi giorni
dopo aver conquistato a Vienna la sua terza coppa dei Campioni proprio
contro il Milan (1-0 firmato Kluivert).
Con la nazionale olandese Rijkaard ha collezionato 73 partite, realizzando
10 gol. Soltanto Winter (con 84), Krol (con 83) e Ronald Koeman (78) hanno
più presenze. L'esordio è datato 1° settembe '81 contro
la Svizzera a Rotterdam, sostituendo nella ripresa Gullit, l'ultima risale
al 9 luglio '94, Olanda-Brasile 2-3, a Usa '94. E' stato il ct dell'Olanda,
subentrando a Hiddink dopo Francia '98. Si è dimesso dopo l'eliminazione
degli orange con l'Italia a Euro 2000.*
Nils
LIEDHOLM
E' uno dei
milanisti più amati di tutti i tempi, avendo legato a Milano ricordi
memorabili, sia da giocatore (vinse 5 scudetti, vi giunse nel '49 con
Gren, con Nordhal composero un trio delle meraviglie), che da allenatore
(diresse la società rossonera, stagione '78-79, allo scudetto della
stella, ne conquistò un altro storico, con la Roma, stagione '82-83).
Ma il successo arrivò dopo molta fatica. Con un diploma di ragioniere
in tasca il giovane Liddas di giorno lavorava in uno studio di consulenza
fiscale, la sera si allenava. Arrivò al Milan dal Norrkoping, nel
'48, era regista della Svezia, sfortunata finalista con il primo Brasile
di Pelè.
Era il cervello della squadra, sorretto da straordinarie doti atletiche
e da una classe cristallina: sposò una baronessa piemontese, guadagnandosi
l'appellativo di Barone. Giostrava alle spalle dei suoi connazionali Gren
e Nordhal. Con il Diavolo giocò 359 partite incorniciate da 81
gol. Storico un aneddoto che lo riguarda: dopo un paio di stagioni con
la maglia del Milan, a causa di un passaggio sbagliato, San Siro gli tributò
cinque minuti di applausi: "Era tale la novità che il mio
errore fu sottolineato da un'ovazione".
Oggi vive in Piemonte con la moglie Maria Lucia (che ha sposato nel '68)
a Cuccaro Monferrato, nella tenuta vinicola che dirige con il figlio Carlo.
In principio era soltanto un hobby, col tempo è diventata un'industria:
oggi la Liedholm SAS è una delle case produttrici di vini doc del
Monferrato, che esporta vini in moltissimi paesi.*
Gunnar
NORDHAL
Incarnò
le caratteristiche del centravanti di sfondamento, cui univa un tiro micidiale
e preciso. Componente del leggendario Gre-No-Li (coi connazionali svedesi
Gren e Liedholm), svettò nel Milan degli anni Cinquanta contribuendo
con le sue reti alla conquista di due scudetti ('51 e '55) e di una coppa
Latina, l'antesignana della coppa dei Campioni.
Il nome di Gunnar Nordahl è indissolubilmente legato al Milan:
con la maglia rossonera firmò 210 gol in 257 gare di campionato.
Già nel mirino della Juventus, fu lasciato al Milan su gentile
concessione dell'Avvocato Agnelli, che aveva appena 'soffiato' ai rossoneri
il danese Ploeger. Per ricucire lo strappo col club rossonero la Juve
ne agevolò l'acquisto grazie alla filiale Fiat di Stoccolma.
Soprannominato il Pompiere (professione che esercitava in Svezia prima
di emigrare in Italia), Nordhal vinse per cinque volte la classifica dei
cannonieri, arrivando secondo in due occasioni. A testimonianza dell'incredibile
prolificità in zona gol, con la maglia della Svezia, che indossò
dal 1942 al '48, realizzò più reti (43) che presenze (33).
Trascinò la Svezia nella vittoria delle Olimpiadi del '48 a Londra.
E' l'attaccante con la media-gol più alta (0.773) nella storia
del campionato italiano.*
Pierino
PRATI
La leggenda
di Pierino Prati sbocciò il 28 maggio ´69, al Santiago Bernabeu
di Madrid, contro l´Ajax di Johann Cruijff: il Milan di Rocco conquistò
la sua seconda coppa dei Campioni, e Prati firmò una storica tripletta.
Mai nessuno, in seguito, è riuscito a eguagliarlo. Con la maglia
rossonera vinse tutto, con l´Italia fu campione d´Europa.
Segnò 100 gol in serie A e a fine carriera emigrò negli
Usa.
Per tutti era (ed è) Pierino-la-peste. Pierino Prati è nato
il 13 dicembre 1946 a Cinisello Balsamo, in provincia di Milano. Ala sinistra
rapida, essenziale, dal tiro preciso e secco, Prati ebbe solo una grande
sfortuna: quella di trovarsi davanti un fuoriclasse inarrivabile come
Gigi Riva, che lo costrinse a limitare le presenze in nazionale. Tuttavia
fece parte dell´Italia che conquistò - nel 1968 - il campionato
europeo per nazioni.
Lunghissimo è anche il suo albo d´oro con il Milan, dove
approdò nel ´66 e rimase fino al ´73. In sette stagioni
con il Diavolo (nelle quali collezionò 143 gare e 72 reti), vinse
tutto, oltre a un titolo di capocannoniere (´68): 1 campionato (´68),
1 coppa Italia (´72), 1 coppa Campioni (´69), 2 coppe delle
Coppe (´68 e ´73) e 1 coppa Intercontinentale (´69).
Il suo ricordo più bello è proprio legato alla coppa dei
Campioni, conquistata a Madrid contro l´Ajax del grande Cruijff,
che Pierino-la-peste sterminò con una tripletta, conquistando trofeo
e record: mai nessuno avrebbe più segnato, in futuro, tre gol in
una finale di coppa Campioni. In quella tiepida notte spagnola, sbocciò
la sua leggenda. Il suo avversario era tale Hulshoff, un barbuto spaventoso
che picchiava come un fabbro. Ma Prati gli sgusciava via da tutte le parti
come un´anguilla.
Straordinaria fu la sua intesa con Gianni Rivera: il Golden Boy era la
mente, Pierino il braccio. Lo stesso Rivera non ha mai negato di avere
grande simpatia per lui, per il fatto che era facile lanciarlo a rete
e vederlo segnare.
Prati esordì in serie A il 18 settembre ´66 (Milan-Venezia
2-1), chiuse il 30 aprile ´78 (Pescara-Fiorentina 1-2). Giocò
- anche - con Salernitana, Savona, Roma (dal ´73-74 al ´76-77,
82 gare e 28 gol) e Fiorentina (8 gettoni). Segnò 100 gol in serie
A distribuiti nei 12 campionati disputati (7 nel Milan, 4 nella Roma,
1 nella Fiorentina).
In nazionale ha giocato 14 partite e segnato 7 reti. (esordio il 6 aprile
´68, Bulgaria-Italia 3-2; ultima partita il 28 settembre ´74,
Jugoslavia-Italia 1-0). A fine carriera, dopo aver conosciuto l´isolamento
e l´emarginazione per i ricorrenti guai fisici e atletici, giocò
per pochi mesi negli Usa, con la maglia dei Lancer di Rochester, quando
in America emigravano solo fuoriclasse del calibro di Beckenbauer, Crujyff,
Neeskens e Chinaglia. Oggi allena nei campionati dilettantistici lombardi.*
Gianni
RIVERA
Da fuoriclasse
a onorevole. Quello che secondo molti è stato il più grande
giocatore italiano di tutti i tempi, si destreggia oggi tra i banchi della
politica. Giocatore di classe sopraffina, esordì in serie A con
la maglia grigia della sua città, in Alessandria-Inter 1-1, il
2 giugno 1959 all'età di 15 anni.
Nel maggio del '59 Franco Pedroni, ex giocatore del Milan e allenatore-giocatore
della società piemontese, portò Gianni in prova alla squadra
rossonera. Rivera giocò al fianco di Schiaffino, con Liedholm,
Altafini e Grillo. Il Milan lo acquistò immediatamente lasciandolo
per un'altra stagione in Piemonte a farsi le ossa.
Nel campionato successivo l'Alessandria perse a San Siro, e il gol della
bandiera fu siglato dal giovane Gianni. Dall'estate 1960 comincia la favola.
Per averlo il Milan cedette tre giocatori e un conguaglio di 60 milioni
all'Alessandria.
Rocco voleva darlo in prestito al Padova per un'altra stagione affinché
si irrobustisse, ma Viani tenne duro. A Milano Rivera ha vestito la maglia
rossonera per 19 campionati vincendo tutto: 3 scudetti, 4 coppe Italia,
2 coppe dei Campioni, 2 coppe delle Coppe, 1 coppa Intercontinentale.
Il primo scudetto arrivò alla seconda stagione, che inaugurò
il primo grande ciclo del Milan, che l'anno dopo trascinò a Wembley
alla conquista della prima coppa Campioni. Era Milan di Nereo Rocco. Il
suo addio al calcio sarebbe coinciso nel '79 con la 'stella'. 527 partite
(501 nel Milan del quale è il fedelissimo) e 128 reti rappresentano
il suo bottino in serie A. Nel '69, primo italiano, fu insignito del Pallone
d'oro, il maggiore riconoscimento per un calciatore a livello personale.
Nella nazionale, con cui ha debuttato nel '62 non ancora diciannovenne
(Bruxelles, Belgio-Italia 1-3) ha giocato 60 partite corredate da 14 gol.
Ha chiuso la sua avventura azzurra a 30 anni. Ma il suo rapporto con l'Italia,
con cui nel '68 ha vinto il campionato europeo per nazioni. è stato
tormentato. Appartiene alla storia la staffetta messicana con Mazzola,
ma soprattutto il gol-vittoria nella leggendaria semifinale con la Germania
(4-3). A 36 anni, dopo aver vinto lo scudetto della 'stella' si fece da
parte e iniziò a studiare da onorevole.*
George
WEAH
George
Weah è l'idolo più recente tra i tifosi rossoneri, ma anche
tra tutti gli sportivi, grazie sì alle sue straordinarie doti atletiche
e creative, ma anche al "George" personaggio, semplicemente
unico.
George riusciva a risolvere una partita grazie alle sue zampate da leone,
alla sua incredibile velocità e potenza fisica. Altruista, potente,
veloce, forte di testa, ricco di fantasia, insomma con tutte le caratteristiche
del centravanti modello.
Al Milan dalla stagione 95/96 provenienza PSG, George delizia tutti sin
dall'esordio (Padova-Milan 1-2), realizzando un gol di testa dopo 6 minuti
e fornendo poi l'assist per il memorabile ultimo gol del Capitano Baresi.
Pur non segnando tantissimo (alla prima stagione realizza 11 reti in 26
presenze) i suoi gol sono tutti fondamentali per la conquista del 15°
scudetto; di sicuro rimarrà scolpito nella memoria dei tifosi rossoneri
il suo gol all'ultimo minuto a Roma contro la Lazio (3 dicembre '95).
Nelle 2 stagioni successive, le più deludenti del Milan, George
realizza 24 reti in campionato, di cui certe di incredibile splendore;
memorabile il suo coast-to-coast, la falcata tuttocampo alla prima giornata
'96 contro il Verona (8 settembre '96), con rete finale (il "gol
totale") dopo aver superato 7 avversari.
Nel 98/99 George è ancora fondamentale per la conquista del 16°
tricolore, con le sue reti bellissime e importanti, specie con la grandissima
doppietta a Torino contro la Juve.
George lascia il Milan a metà stagione 99/00, a 34 anni, per andare
al Chelsea, poiché non trova più uno spazio da titolare
in squadra.
Il suo bilancio complessivo al Milan conta 147 partite impreziosite da
58 reti, così distribuite: 114 (46 gol) in serie A, 19 (5 gol)
in Coppa Italia, 12 (7 gol) nelle Coppe europee, 2 in Supercoppa di Lega.
Oltre agli scudetti '96 e '99, vanta alcuni importanti trofei a livello
individuale, il più importante dei quali è il Pallone d'Oro,
conquistato nel 1995; nello stesso anno si è anche aggiudicato
il premio "FIFA World Player Of The Year". Nel 1999 è
stato votato come giocatore africano del secolo.
Indimenticabile e indimenticato. Non dimenticheremo il tuo ruggito. Grazie
George.
Andrea
Torelli e Mirco Bortolaso
*da
AcMilan.com
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